IV Congresso Regionale dell'Associazione della Stampa di Puglia
Gagliano del Capo (LE) dal 18 al 20 maggio 2006

contro !

...il precariato del lavoro, dei diritti,

della libertà di stampa

GIOVEDI' 18 MAGGIO 2006
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 "Sintesi dell'intervento del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola"

Il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, è intervenuto in serata ai lavori del IV congresso regionale della stampa. Un duro monito accompagnato ad un invito: ristabilire la verità, obbligo dell’informazione.

Vendola, il cui discorso è stato applaudito per qualche minuto, ha toccato i temi portanti del congresso, ovvero la precarizzazione, ma ha anche ribadito la necessità di «rifondare un mondo ormai in una triste parabola discendente.» Come? Anche con la preziosa opera dell’informazione.

«La precarizzazione è entrata nei giornali, nelle emittenti, nei ruoli e nelle funzioni nell’informazione. Ma quello che accade ai giornalisti è sintomatico di quello che accade nella società. Nella mia parte politica c’è stata l’idea suggestiva che fosse praticabile una flessibilità nelle forme di interesse del mercato del lavoro che non dovesse strutturarsi in precarietà. Zapatero, ad esempio, ha posto una soglia temporale oltre la quale la flessibilità deve diventare contratto a tempo indeterminato. Da noi la flessibilità è nata bene, poi è diventato un sostantivo di “flettere”,  dunque precarietà. E’ successo che con un contratto a tempo determinato si guadagnava allo stesso tempo lavoro e licenziamento. Sono cose che modificano la storia novecentesca del lavoro e propongono una forma di alienazione inedita.»

La precarietà, allora, va vista anche in termini sociali e politici. A tal proposito, il presidente della Regione usa una calzante metafora. «Noi sappiamo tutto del caimano – ha sostenuto Vendola -  ma non della palude dove nuota e ci accontentiamo di demonizzare il caimano perché in quella palude nuotiamo anche noi. Si crede di poter parlare a questa generazione come si faceva un tempo alla tute blu davanti al cancello di Mirafiori, ma questa generazione non ha le coordinate politiche per recepire il messaggio, perché la sua storia è nata in assenza della civiltà del lavoro. Se poi si fa vivere in una dimensione più ampia, del vivere urbano, la precarizzazione è da tutti i punti di vista. Non hai identità del lavoro perché non c’è, non hai città, perchè non esiste più, in una epoca di un nomadismo coatto, con distanze incolmabili tra centro e periferie.»

Quindi il mondo dell’informazione. «Un mondo – ha proseguito Vendola – dove spesso il rapporto tra una cosa che accade diventa una notizia di agenzia, reportage o sequenza fotografica senza la mediazione di una professionalità, con un processo di frantumazione di figure sempre più tecniche e impossibilitate a costruire la cronaca dell’intelligenza critico. Ed è un aspetto drammatico in una società dove le cose ci sono se appaiono oppure non ci sono.» Non ci sono, come spesso non sono curate più le notizie di politica estera «ormai parte residuale dell’informazione». C’è, invece, un «giornalismo eccessivamente concentrato sulla politica, mutilazione del racconto della realtà e dunque processo di spettacolarizzazione e personalizzazione. Mi spaventa che questa enfasi faccia da velo a una società che non conosciamo.»

Occorre dunque una inversione di tendenza. «Siamo – ha concluso Vendola -  sul punto più alto di una parabola catastrofica. Penso che siamo in una notte buia, in un abisso. La guerra e il terrorismo non è solo quello che vediamo sui nostri schermi, ma stanno cominciando ad abitare per intero il vocabolario e noi con la nostra assuefazione non ci accorgiamo che siamo nell’epoca dell’orrore dove l’orrore ha perso ogni pudore e diventa strumento di proselitismo, dove torna l’odio come molla dell’agire umano e dell’agire politico, meccanismo supremo della semplificazione della realtà. E’ ora che la politica e il giornalismo rieduchino al dialogo, ad aprire spiragli di luce, a ricostruire ponti» . Chiusura per la vertenza per il rinnovo del contratto giornalistico. «Il vostro contratto e la lotta sacrosanta dei giornalisti di Antenna Sud è una partita per la dignità di chi lavora, per la dignità del lavoro e ha dentro la posta di una qualità di una democrazia non pubblicitaria ma delle culture, della conoscenza e della partecipazione attiva».