"Sintesi
dell'intervento del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola"
Il presidente della regione Puglia,
Nichi Vendola, è intervenuto in serata ai lavori del IV congresso
regionale della stampa. Un duro monito accompagnato ad un invito:
ristabilire la verità, obbligo dell’informazione.
Vendola, il cui discorso è stato
applaudito per qualche minuto, ha toccato i temi portanti del congresso,
ovvero la precarizzazione, ma ha anche ribadito la necessità di «rifondare
un mondo ormai in una triste parabola discendente.» Come? Anche con la
preziosa opera dell’informazione.
«La precarizzazione è entrata nei giornali, nelle
emittenti, nei ruoli e nelle funzioni nell’informazione. Ma quello che
accade ai giornalisti è sintomatico di quello che accade nella società.
Nella mia parte politica c’è stata l’idea suggestiva che fosse
praticabile una flessibilità nelle forme di interesse del mercato del
lavoro che non dovesse strutturarsi in precarietà. Zapatero, ad
esempio, ha posto una soglia temporale oltre la quale la flessibilità
deve diventare contratto a tempo indeterminato. Da noi la flessibilità
è nata bene, poi è diventato un sostantivo di “flettere”,
dunque precarietà. E’ successo che con un contratto a tempo
determinato si guadagnava allo stesso tempo lavoro e licenziamento. Sono
cose che modificano la storia novecentesca del lavoro e propongono una
forma di alienazione inedita.»
La precarietà, allora, va vista
anche in termini sociali e politici. A tal proposito, il presidente
della Regione usa una calzante metafora. «Noi sappiamo tutto del
caimano – ha sostenuto Vendola -
ma non della palude dove nuota e ci accontentiamo di demonizzare
il caimano perché in quella palude nuotiamo anche noi. Si crede di
poter parlare a questa generazione come si faceva un tempo alla tute blu
davanti al cancello di Mirafiori, ma questa generazione non ha le
coordinate politiche per recepire il messaggio, perché la sua storia è
nata in assenza della civiltà del lavoro. Se poi si fa vivere in una
dimensione più ampia, del vivere urbano, la precarizzazione è da tutti
i punti di vista. Non hai identità del lavoro perché non c’è, non
hai città, perchè non esiste più, in una epoca di un nomadismo
coatto, con distanze incolmabili tra centro e periferie.»
Quindi il mondo
dell’informazione. «Un mondo – ha proseguito Vendola – dove
spesso il rapporto tra una cosa che accade diventa una notizia di
agenzia, reportage o sequenza fotografica senza la mediazione di una
professionalità, con un processo di frantumazione di figure sempre più
tecniche e impossibilitate a costruire la cronaca dell’intelligenza
critico. Ed è un aspetto drammatico in una società dove le cose ci
sono se appaiono oppure non ci sono.» Non ci sono, come spesso non sono
curate più le notizie di politica estera «ormai parte residuale
dell’informazione». C’è, invece, un «giornalismo eccessivamente
concentrato sulla politica, mutilazione del racconto della realtà e
dunque processo di spettacolarizzazione e personalizzazione. Mi spaventa
che questa enfasi faccia da velo a una società che non conosciamo.»
Occorre dunque una inversione di tendenza. «Siamo
– ha concluso Vendola - sul
punto più alto di una parabola catastrofica. Penso che siamo in una
notte buia, in un abisso. La guerra e il terrorismo non è solo quello
che vediamo sui nostri schermi, ma stanno cominciando ad abitare per
intero il vocabolario e noi con la nostra assuefazione non ci accorgiamo
che siamo nell’epoca dell’orrore dove l’orrore ha perso ogni
pudore e diventa strumento di proselitismo, dove torna l’odio come
molla dell’agire umano e dell’agire politico, meccanismo supremo
della semplificazione della realtà. E’ ora che la politica e il
giornalismo rieduchino al dialogo, ad aprire spiragli di luce, a
ricostruire ponti» . Chiusura per la vertenza per il rinnovo del
contratto giornalistico. «Il vostro contratto e la lotta sacrosanta dei
giornalisti di Antenna Sud è una partita per la dignità di chi lavora,
per la dignità del lavoro e ha dentro la posta di una qualità di una
democrazia non pubblicitaria ma delle culture, della conoscenza e della
partecipazione attiva».
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