"Relazione del Presidente uscente dell'Assostampa, Felice Salvati"
Cari
colleghi, è
con particolare emozione che mi accingo ad illustrarvi il lavoro svolto
in questi anni. Anni davvero difficili e tormentati, come è purtroppo
consuetudine da qualche tempo a questa parte per il sindacato dei
giornalisti. Anni nei quali la nostra professione è al centro di
attacchi concentrici. E’ infatti sempre più difficile individuare i
nostri nemici, perché le insidie e gli attacchi giornalieri arrivano
non solo dai tradizionali avversari, i datori di lavoro, ma, spesso,
anche dal mondo della politica, delle istituzioni, dei media. La
Puglia è una regione che presenta un panorama informativo variegato.
GIORNALI
Il
dato di vendita dei quotidiani in Puglia è poco esaltante. Si
continuano a vendere appena 54 copie ogni mille abitanti. Ciò,
nonostante l’offerta di testate, anche prestigiose, sia sempre più
alta. Come sapete, infatti, ai tradizionali nostri quotidiani dal
novembre del 2000 <Repubblica> edita la sua edizione a Bari e dal
dicembre dello stesso anno si è aggiunto il <Corriere del
Mezzogiorno>, distribuito con il <Corriere della Sera>.
Due
anni dopo con <City> è stata avviata in Puglia la prima
importante iniziativa di free-press a cui si è aggiunta dallo scorso
anno <Leggo>. Dallo scorso anno in provincia di Brindisi viene
anche diffuso <Senza Colonne> e, nel Leccese viene edito anche
<Paese Nuovo>, una testata che anni prima aveva tentato, con
alterne fortune, una iniziativa editoriale con <L’Unità>. Va
anche segnalata infine la tenuta delle iniziative editoriali dei
quotidiani della sera <Bari Sera> e <Lecce Sera> a cui si è
aggiunto <Taranto sera>.
Il
tutto, al di là degli sforzi editoriali, senza produrre, nel complesso,
sostanziali mutamenti all’indice generale – accennato prima- di
vendita di copie per abitante. Che dire? D’accordo, Il problema è
generale, nazionale. E per certi versi ora persino europeo e mondiale.
Ma qui in Puglia sarebbe il caso di interrogarsi tutti, insieme anche ad
editori e direttori.
Noi,
come sindacato, sosteniamo da tempo che il problema sta anche nella
qualità perduta, nel lassismo, nell’incapacità imprenditoriale,
nell’improvvisazione dei nostri editori.
Le
realtà sono in fotocopia. L’intento di crescere sembra non esserci.
C’è, invece, nella maggior parte dei casi la volontà di mantenere il
proprio orticello senza rischiare, di risparmiare su tutto. Ecco dunque
il pensare a basso costo degli editori, ma anche da parte dei direttori,
persino dei colleghi capi servizio. Non serve più andar fuori, basta il
telefono. Dunque, niente più inviati se non c’è qualcuno che
rimborsa le spese, solo desk, interviste telefoniche, interventi, veline
e comunicati. Ci capita sempre più spesso di sfogliare i nostri
giornali senza trovarci nulla o quasi da leggere. Ma di che ci
lamentiamo se poi il prodotto non si vende?
Ci
chiediamo quindi, sempre più spesso, il perché della nasciata di certi
prodotti che dopo qualche mese o anno non ci sono più, lasciando magari
i colleghi per strada e senza lavoro. Cosa cercavano? Possibile che i
contributi pubblici siano così appetibili?
Non
voglio entrare nel merito delle singole iniziative editoriali. Ma credo
che sia giunto il tempo di avviare, insieme ai Cdr, un approfondimento
sull’andamento complessivo dei nostri giornali. Oggi avremo qui alcuni
direttori. Il tempo ed il programma nutrito non ci consentono di
approfondire le tante questioni sul tappeto ma la domanda che abbiamo
tutti sulla bocca possiamo e dobbiamo farla: perché appaiono sempre più
dalla parte dell’editore che dalla parte nostra, della redazione? Loro
che sono giornalisti anche più bravi di noi continueranno a dirci che
non è vero. Ma i fatti ci fanno sempre di più nascere il sospetto che
così non è.
Intanto
non riusciamo a fermare la scriteriata politica dei tagli, delle crisi e
degli scarsi investimenti sulle redazioni. Da questo congresso- e mi
riferisco in particolare alla <Gazzetta del Mezzogiorno> - vorrei
che si levasse forte il grido di basta con questo tipo di politica che
va avanti ormai da un decennio e che ha prodotto solo risultati
negativi. Credo che per questo giornale, questa grande realtà
editoriale del Mezzogiorno, sia giunto il momento di avviare, con il Cdr,
una sorta di conferenza di produzione da parte della redazione per dare
un nuovo impulso ad una politica di vero rilancio della testata. Che non
può e non deve ridursi ad un nuovo tipo di sistema editoriale ed a
qualche correttivo organizzativo.
Credo
che su <Repubblica> e <Corriere> il discorso sia diverso.
L’ultimo accordo siglato dal Cdr nazionale di <Repubblica>
prevede una crescita della redazione pugliese mediante assunzioni e
nuovi strumenti di lavoro. Anche al <Corriere>, pur tra tante
difficoltà di dialogo, ci sono gli spiragli giusti per agire ed il Cdr
sta puntanto sulla chiarezza e sul rispetto delle regole.
Devo
sottolineare una situazione finalmente positiva al <Nuovo Quotidiano
di Puglia>. Le polemiche del passato sono scomparse quasi del tutto
ed i contenziosi sono stati risolti. Devo qui dare atto al Cdr, alla
redazione, ed allo stesso direttore di aver dato un grande impulso al
dialogo con il sindacato regionale, cancellando anni oscuri di vicende
giudiziarie intentate persino contro colleghi sindacalisti. Questo è
frutto di tanto lavoro da parte di tutti, nessuno escluso.
Tra
le altre iniziative devo dire qualche parola di incitamento verso quelle
con le quali dialoghiamo maggiormente. Cioè allo storico <Corriere
del Giorno> che, pur tra tante difficoltà (c’è purtroppo un
fortissimo ritardo nel pagamento degli stipendi), è sempre attento al
sindacato. Vorremmo che, pur tra le necessità cooperativistiche, questi
colleghi capissero sempre e comunque la priorità delle nostre azioni di
lotta, dei nostri scioperi. Stesso discorso per <Bari sera>, >
<Lecce sera>, <Taranto sera> che pur mostrano disponibilità.
Da questo punto di vista buono anche il dialogo con <Senza
Colonne>.
EMITTENZA.
Non
posso non cominciare a parlare dell’emittenza locale senza non
rappresentare la mia preoccupazione e quella del sindacato per la grave
situazione che attraversa <Antenna Sud>. A giorni avremo un
approfondimento con l’azienda ma i segnali fin qui raccolti e le
preoccupazioni che la stessa azienda ci ha esposto non ci fanno
presagire nulla di buono. Abbiamo attivato anche la Regione ma gli
strumenti legislativi a nostra disposizione non sono molti con la crisi
ventilata. Non vorrei pronunciare la parola licenziamenti ma se non lo
facessi sarei lontano dalla realtà. La speranza è sempre l’ultima a
morire ma la realtà prospettataci dall’azienda è davvero terribile,
per tutti: tecnici e giornalisti.
Certo,
parlare di esuberi a un anno e mezzo dalla presentazione di un piano
editoriale che prevedeva un numero record di assunzioni di giornalisti e
di edizioni di telegiornali (ben 11al giorno, come nessuna tv in Italia)
ci sembra davvero incredibile. Avevamo elogiato questa azienda anche al
nostro congresso nazionale per gli investimenti sulla redazione. Ora,
invece, siamo costretti a parlare di questa azienda per il numero record
di licenziamenti che paventa. Diciamo paventa perché siamo sempre
speranzosi che accada qualcosa. E la speranza, in questi casi, è
davvero l’ultima a morire, ma va sollecitata con le azioni. E noi,
abbiamo ritenuto di sollecitarla anche attraverso le istituzioni.
Devo
invece rilevare non senza una certa soddisfazione il recupero di dialogo
avviato a Telenorba. Anche qui, grazie all’elezione del Cdr ed agli
esiti di un’ispezione dell’Inpgi.è stata sanata una grossa
situazione di abusivato. Ma è assai importante che sia stato riattivato
il dialogo con la redazione, con la stessa azienda, dopo anni di vicende
giudiziarie. Ora la redazione va seguita, monitorata quotidianamente dal
Cdr.
Anche
da Teleregione abbiamo problemi. Una azienda con la quale c’è un
dialogo assai difficile, complesso. Una azienda che evidentemente mette
l’informazione agli ultimi posti dei propri propositi di investimento,
dei palinsesti e che invece sembra puntare sulla crescita della
cosiddetta tv <spazzatura>, quella che fa aumentare la pubblicità
e magari le televendite. Stiamo parlando, me ne rendo conto, di cose che
poco hanno a che fare con un congresso del sindacato dei giornalisti ma
si tratta di questioni ed argomentazioni con le quali noi sindacalisti
dobbiamo fare giornalmente i conti, perché questo è, a volte, il
tenore dei dialoghi che queste aziende ci fanno durante gli incontri.
Ed
a questo punto devo dire che è stato assai importante il contratto di
settore, un contratto di emersione che in Puglia ha dato i suoi frutti
se è vero come è vero che al dicembre 2005 in Puglia l’Inpgi ha
registrato ben 65 contratti
Aer Anti Corallo. L’andamento dal 2001 è stato il seguente: 8 nel
primo anno, 19 nel 2002, 28 nel 2003, 41 nel 2004, appunto 65 nel 2005.
E quest’anno la corsa è ancora in aumento. Un contratto di emersione
che ha sanato posizioni quasi sempre abusive. Qui stiamo lavorando molto
con l’Inpgi che ha ormai ispezionato, in questi ultimi mesi, tutte o
quasi le emittenti, fotografando una situazione terribile ma che noi ci
auguriamo di portare alla normalità nel giro di qualche anno ancora.
LA
RAI
Guardiamo
sempre con attenzione al servizio pubblico. Bisogna dire che un grande
risultato è stato raggiunto con l’accordo per i precari. Aver imposto
ad una azienda che era abituata a muoversi solo con segnalazioni
politiche, di esaurire prima l’elenco dei precari è qualcosa di
portata storica che va ascritto a merito del sindacato e dell’Usigrai
in particolare. Qui in Puglia siamo in attesa dell’assorbimento dei
nostri precari per poter dar spazio alla nostra lista di disoccupazione.
Per il prossimo futuro ci auguriamo un dialogo maggiore con il Cdr,
nell’ottica di un rapporto più disteso all’interno della redazione,
mirato a sfruttare al meglio le grandi risorse esistenti. Questo
patrimonio di professionalità va tutelato nell’interesse di tutti,
anche degli utenti che hanno il diritto di giovarsene.
I RAPPORTI DI LAVORO
Le
cifre che ci ha messo a disposizione l’Inpgi parlano di 424 rapporti
di lavoro a giornalisti pugliesi iscritti alla nostra gestione
principale al 31 dicembre scorso. Dal 2001 risulta un incremento di ben
111 nuovi rapporti di lavoro. La nostra lista di disoccupazione, che
come sapete comprende colleghi che almeno una volta siano stati titolari
di rapporto di lavoro, contiene al momento solo18 giornalisti ancora del
tutto disoccupati. Nel dicembre 2001 erano 68 colleghi, cioè 50 in più.
A questi ricordo vanno aggiunti gli inoccupati, cioè coloro che sono
professionisti ma che non sono mai stati titolari di un rapporto di
lavoro. Costoro sono in aumento ma credo che ora l’Ordine nazionale
abbia chiesto agli ordini regionali un giro di vite sostanzioso circa il
riconoscimento dei praticantati, soprattutto quelli free-lance.
In
Puglia, sempre secondo i dati fornitici dall’Inpgi al 31 dicembre
scorso, ci sono 59 aziende
che applicano contratti giornalistici. In questa cifra spiccano alcuni
numeri inconsueti solo fino a qualche anno fa: ci sono 17 contratti
giornalistici riconosciuti da enti pubblici e 12 da aziende private
diverse da quelle editoriali. Numeri nuovi e diciamo in crescita perché
è sempre più frequente essere contattati da aziende private che ci
chiedono notizie del nostro contratto ed alle quali noi forniamo i costi
aziendali per assumere giornalisti che curino la loro comunicazione, i
loro uffici stampa.
Qui,
gli sponsor di questo congresso hanno assunto giornalisti ex art. 1 per
curare la loro comunicazione. Ed il loro impegno col sindacato dei
giornalisti è anche una testimonianza aggiuntiva di riconoscimento
verso le professionalità di cui si giovano.
Il
tema di questo congresso deve farci meditare non poco. Il precariato del
lavoro, dei nostri diritti, della libertà di stampa sono il fulcro
dell’impegno di questo sindacato in questi anni.
IL CONTRATTO
Non
riusciamo a sederci seriamente al tavolo con gli editori. Siamo distanti
anni luce dalla loro visione di insieme. Vogliono redazioni sempre più
povere e giornali e telegiornali privi di contenuti. Vogliono
condizionarci sempre di più, asservirci al loro potere, alla loro
forza. Hanno trovato una legge incredibile – la Biagi-Maroni - e la
vogliono attuare in maniera sempre più scriteriata. Il precariato ci
invade. Anche in Puglia i contratti a termine la stanno facendo da
padrone.Nel 2005 gli art. 1 a termine risultano essere 24, cifra mai
raggiunta. Rispetto al 2001 (10) risultano aumentati del 140 per cento.
Sappiamo che a livello nazionale le cifre sono molto ma molto più
preoccupanti. Riflettiamoci tutti sulla contrattazione a termine senza
regole.Chi sostiene che la Fnsi ha sbagliato a non accordarsi sulla
moratoria biennale per essersi impuntata sulla Biagi e sui free-lance,
rifletta.E si dia una lettura approfondita di questa normativa che noi
ci auguriamo sia abolita o sostanzialmente cambiata dal nuovo governo.
Il
segretario ci dirà cosa farà la Fnsi nei prossimi giorni, nei prossimi
mesi per il contratto e per le altre nostre battaglie. Cosa ci
aspettiamo dal nuovo governo.
Colleghi,
nessuno si illuda che il nuovo governo possa sanare tutti i nostri
problemi. E’ però lecito pensare ad una mediazione con la Fieg, come
è sempre avvenuto nel passato e come purtroppo non è avvenuto con il
governo Berlusconi.
Il
nostro futuro, al momento, è assai oscuro. Questa professione sta
cambiando, avanzano le nuove figure professionali, i nuovi giornalismi.
Guai a non farci trovare pronti, a non dare risposte ai free-lance, ai
colleghi impegnati negli uffici stampa.
Il
segretario ci parlerà dell’impegno del sindacato su questo fronte.
Della trattativa finalmente avviata per il primo contratto degli uffici
stampa del pubblico impiego. Un contratto che non sarà certamente
peggiorativo rispetto a quello Fnsi-Fieg ma che conterrà le specificità
del settore e si calerà in una realtà davvero diversa da quella delle
tradizionali redazioni.
Dicevamo
prima dell’Inpgi e dell’attività ispettiva. Io qui voglio cogliere
l’occasione per ringraziare il nostro Istituto di previdenza per
l’intenso lavoro degli ispettori in Puglia. La piena sintonia tra la
nostra Associazione, il fiduciario Michele Peragine e l’ufficio di
vigilanza Inpgi hanno consentito ispezioni ovunque. Alcuni risultati
sono già noti, altri saranno noti quando saranno decorsi i termini per
i ricorsi da parte delle aziende. La verifica dei contributi porta anche
all’accertamento di posizioni di lavoro subordinato. In Puglia se ne
contano ormai decine e decine in questi ultimi anni ed altre ancora
stanno venendo alla luce. Una cosa è certa: nessuna azienda la farà
franca. Chi abusa dei nostri colleghi precari ne paga le conseguenze ed
il sindacato sosterrà le vertenze che eventualmente si apriranno, come
è giusto che si faccia. Saremo i garanti dei loro diritti, sempre e
comunque. Trattando, ma senza cedimenti, senza compromessi poco
dignitosi.
UN TERRITORIO DIFFICILE
Non
è facile fare il giornalista qui in Puglia. Non è facile per il lavoro
che manca ma non è facile anche per cause esterne. Alcuni episodi
avvenuti quest’anno ci preoccupano. Macchine incendiate, minacce,
persino incursioni nelle redazioni. Le abbiamo denunciate pubblicamente
anche insieme alla Fnsi.Ci siamo rivolti alle autorità di pubblica
sicurezza. Chiunque siano gli autori di questa escalation di
intimidazioni si sappia che i giornalisti pugliesi continueranno a
camminare per la loro strada, non arretrando di un solo millimetro.
Sappiano costoro che non ci impediranno di continuare a raccontare la
verità, costi quel che costi.
E
non posso a questo punto non biasimare quei politici che con le querele
pensano di tapparci la bocca. Anche questo è un aspetto che purtroppo
dilaga, è non solo nella nostra regione.
I RAPPORTI CON GLI ALTRI ENTI
Con
l’Ordine abbiamo rapporti costanti e corretti. Ci consultiamo sulle
situazioni aziendali, sulle questioni comuni. Dialoghiamo con Inpgi e
Casagit. Un nostro collega, Gianfranco Summo, neofita assoluto in fatto
di incarichi, è stato chiamato ad un prestigioso ruolo nel Cda della
Casagit. E’ stata la prima volta nella storia della nostra Cassa per
un pugliese. Ce ne rallegriamo ed abbiamo già raccolto considerazioni
positive sul suo operato. Anche con la Consulta dialoghiamo in maniera
positiva e continua.
Ad
ottobre un grande appuntamento ci aspetta. Inaugureremo la nuova sede di
Assostampa ed Ordine. Un risultato di cui siamo orgogliosi, un servizio
che offriamo a tutta la categoria che non dovrà più girovagare per le
pratiche. Un beneficio soprattutto per chi arriva dalle altre province.
Un
grazie all’Inpgi che ha accolto le nostre istanze ed un grazie al
dialogo che abbiamo incentivato con l’Ordine.
IL NOSTRO LAVORO
Non
devo essere certamente io a dire se abbiamo operato per il meglio. Il
nostro lavoro quotidiano è sotto gli occhi di tutti. Il sindacato di
questi anni non è certamente quello di qualche tempo fa. Lo sappiamo
tutti in questo congresso. Serve molta abnegazione, tanto impegno. Ed il
nostro lavoro, spesso, non ci consente di essere sempre presenti.
Quando
una piccola radio ci chiama noi vorremmo sempre rispondere
all’appello, come per una grande redazione. Ma, a volte, bisogna fare
i conti con il tempo e con gli impegni sindacali e di lavoro.
Credo
che però ai colleghi che intendono impegnarsi nei nuovi organismi sia
necessario chiedere sin da questo momento la massima disponibilità, il
massimo impegno.
Sapete
che la mia presidenza, in questi due mandati, si è fatta garante di una
forte intesa tra le due componenti di <Autonomia> e
<Giornalisti uniti>. Una intesa che ha segnato, anche a livello
nazionale, una vera svolta nella categoria, una svolta che si è
affermata – al di là della bravura di Paolo Serventi Longhi e Franco
Siddi – per aver compreso per tempo il modo in cui questa professione
stava cambiando, per essere così andata incontro alle esigenze dei
nuovi giornalismi.
Di
questa intesa sono fiero, al di là dei risultati che si sono realizzati
qui in Puglia.
In
tutta sincerità vi confesso che, solo fino a qualche mese fa,
consideravo conclusa questa mia stagione di impegno così attivo con il
sindacato. Non è retorica, né luogo comune se vi parlo in questi
termini. Quando i colleghi del consiglio direttivo, tutti – nessuno
escluso – mi hanno chiesto di essere disponibile per un altro mandato
ho ritenuto di rispondere con l’entusiasmo di questi anni, un
entusiasmo fatto di attaccamento vero al sindacato, alla categoria, ai
colleghi.
Certo,
sarà il congresso, sarete tutti voi a decidere. Ma su un fatto intendo
rivendicare la mia fermezza, la mia volontà. Se resterò al vertice di
questa Associazione, ancora per un mandato – irrevocabilmente
l’ultimo- dovrà esserci la stessa intesa di queste due legislature.
Non potrò accettare altre soluzioni numeriche, sia pure ratificate da
un voto democratico. Per me avrebbe solo il significato di restare
comunque attaccato ad una poltrona senza garantire più nulla, o quasi.
Vedete
colleghi, a chi sostiene che una forte intesa non è sempre importante
ma che sono più importanti i contenuti io replico che non sono
d’accordo, almeno in un consesso democratico come è un sindacato.
Trovo che i contenuti vadano ricercati insieme e non a colpi di
maggioranza. Quando non c’è l’intesa è bene meditare, ripensarci.
In questi anni abbiamo sempre agito di comune accordo, su tutto. Dalla
più piccola cosa alla grande vertenza, alla politica sindacale. Sulla
riforma statutaria non siamo stati d’accordo: non si è fatta. Forse
è stato un errore e nella prossima legislatura sarà necessario
ripartire subito su questo fronte. Bisognerà comporre una commissione
che lavori intensamente ed indipendentemente dall’attività quotidiana
del sindacato.
Penso
che servirà mettere su un gruppo di lavoro che agisca solo ed
esclusivamente sulle vertenze che sono sempre di più e che vanno
affrontate con forze fresche ma esperte. Penso anche che dovremo però
continuare a garantire solidarietà a tutta la categoria, nessuno
escluso, compresi coloro che non sono iscritti al sindacato. La
solidarietà non si inventa, è un patrimonio che dobbiamo sempre
tutelare. A cominciare dai più deboli. Dai disoccupati, dagli
inoccupati, dai precari in genere.
Credo
che il tema di questo congresso debba continuare ad incidere sul nostro
futuro più immediato, facendoci riflettere. La tutela del lavoro, dei
diritti e della libertà di stampa devono continuare a restare il nostro
primo obiettivo, gli obiettivi dell’Assostampa di Puglia, gli
obiettivi del vertice che questo congresso sceglierà, in piena
autonomia, ma mi auguro con il consenso più largo possibile.
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