IV Congresso Regionale dell'Associazione della Stampa di Puglia
Gagliano del Capo (LE) dal 18 al 20 maggio 2006

contro !

...il precariato del lavoro, dei diritti,

della libertà di stampa

VENERDI' 19 MAGGIO 2006
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 "Intervento di Daniela Tortella - Vicepresidente uscente" 

Era il 1991 quando al Congresso di Rifreddo dell’allora Associazione Interregionale della Stampa di Puglia e Basilicata, i primi non-garantiti (allora ci chiamavamo così) fecero timidamente il loro ingresso nei quadri dirigenti del Sindacato dei Giornalisti.
Sono trascorsi 15 anni e i precari oggi sono al centro del tema di questo Congresso e soprattutto al centro delle lotte contrattuali dell’intera FNSI. Magra consolazione.
Eppure in questi anni il Sindacato non è stato con le mani in mano, anche se è stato costretto a giocare più in difesa che in attacco. Ma se c’è una lezione che dobbiamo imparare da questi anni di lotte è che non si vincono le battaglie se in prima linea non ci sono truppe pronte a dare il tutto per tutto perché sentono di battersi per una causa che è la loro causa.

E ho due bellissime esperienze a confermarlo. La prima: il contratto per l’emittenza locale, firmato dalla FNSI con AER- ANTI- CORALLO, un contratto strategicamente  e politicamente accettato ed introdotto anche perché scritto dai giornalisti dell’emittenza locale, che su quelle pagine hanno versato il loro sudore e la loro rabbia.

La seconda, ancora più intensa e recente: l’accordo per la stabilizzazione dei precari RAI, raggiunto dopo 3 faticosi anni di trattativa, vissuti fianco a fianco dall’USIGRAI e dai Coordinamenti dei precari. Un accordo epocale – è stato definito dal Presidente Salvati. Ed in effetti non è poco che un editore riconosca l’esistenza dei suoi precari e sottoscriva garanzie e regole.

Regole è la parola magica per uscire dal precariato. Regole è tutto ciò che chiedono i precari, il percorso per uscire dal tunnel, la garanzia di avere un futuro senza doversi difendere ogni giorno dagli attacchi del destino e delle ingerenze. Regole è quello che un sindacato deve poter offrire ai lavoratori.

La morale è banale. Non c’è sindacato né tanto meno forza sindacale senza il coinvolgimento attivo e affamato della base. E la base – mi sembra abbastanza noto – è profondamente cambiata.

E noi, sindacato, quanto siamo cambiati? Quanto riusciamo a coinvolgere la nostra base, a convincerla che ha senso sentirsi categoria, uniti e compatti intorno a diritti e interessi comuni?

Ed ecco il mio maggior cruccio. I quadri dirigenti uscenti avevano ricevuto mandato dal congresso di Leuca per riformare il nostro Statuto, vecchio di 20 e più anni, per ridisegnare il sindacato ad immagine e somiglianza di quelli che ne sono – o ne dovrebbero essere – i veri destinatari.

Ma la Commissione Statuto non ha raggiunto l’unanimità e – in nome degli equilibri interni – non si è voluto procedere a maggioranza (per quanto più che assoluta). Niente unanimità, niente decisioni. E’ inquietante che un Sindacato operi così.

Il Presidente Salvati ha detto che forse è stato un errore. Io ne sono convinta e non ne posso non rendere conto al Congresso.

Abbiamo perso una preziosa occasione per creare i presupposti di un sindacato più attento alle specificità professionali e ai problemi, meno legato a logiche di campanile o peggio ancora spartitorie. Un sindaco più agile e attivo nelle sue strutture operative, più di servizio meno pletorico.

Oggi l’Associazione della Stampa di Puglia conta ben 51 cariche dirigenti, più del 10% dei suoi iscritti. Non ci sono molti paragoni nelle altre regioni italiane. La stessa Federazione Nazionale della Stampa – ribadisco Nazionale – ha appena 104 dirigenti.

Vi devo dire quanti sono i colleghi realmente presenti nella vita e nella fatica quotidiana dell’Assostampa di Puglia? Sono convinta che lo sappiate già.

Ma toccare il numero delle poltrone, si sa, è un’operazione politicamente pericolosa, sicuramente non gradita a chi cerca di fare il sindacalista a vita forse perché non vuole o non riesce a fare il giornalista.

Una parte della Commissione Statuto (la minoranza) voleva addirittura moltiplicare le cariche, un esercito di sergenti e caporali, fini a se stessi perché senza più truppe.

Noi abbiamo bisogno di un sindacato fatto da gente che abbia la voglia e la possibilità di dire e dare, che rappresenti qualcosa o qualcuno, che sia riconosciuta da una base che in questa gente si riconosce. Gente con obiettivi, magari con la voglia di costruire il futuro invece di subirlo. Parlo di nuove tecnologie e nuovi giornalisti che molti editori, anche non lontani da qui, stanno già scrivendo ed applicando mentre noi siamo chiusi in queste stanze a spartire cariche e medaglie.

E allora ben venga la proposta di molti colleghi che hanno parlato prima di me.

Personalmente avevo seri dubbi sull’opportunità di ricandidarmi delegata a questo Congresso ( so che i più attenti hanno notato la mia strana assenza nel seggio elettorale).

Adesso non ho più dubbi. Che Salvati garantisca pure la continuità ma è tempo che tutti gli altri a cominciare dai Vicepresidenti come me, facciano un passo indietro.

Dimostriamo con i fatti che non siamo nel Sindacato per la medaglietta. Si può fare Sindacato anche senza ed è quello che io continuerò a fare, non riesco a farne a meno.

Non basta dare solidarietà ai colleghi più deboli, cominciamo a dare anche qualche buon esempio.

Grazie a tutti.