Era il 1991 quando al Congresso di Rifreddo dell’allora
Associazione Interregionale della Stampa di Puglia e Basilicata, i primi
non-garantiti (allora ci chiamavamo così) fecero timidamente il loro
ingresso nei quadri dirigenti del Sindacato dei Giornalisti.
Sono
trascorsi 15 anni e i precari oggi sono al centro del tema di questo
Congresso e soprattutto al centro delle lotte contrattuali dell’intera
FNSI. Magra consolazione.
Eppure in questi anni il Sindacato non è stato con le mani
in mano, anche se è stato costretto a giocare più in difesa che in
attacco. Ma se c’è una lezione che dobbiamo imparare da questi anni
di lotte è che non si vincono le battaglie se in prima linea non ci
sono truppe pronte a dare il tutto per tutto perché sentono di battersi
per una causa che è la loro causa.
E ho due bellissime esperienze a confermarlo. La prima: il
contratto per l’emittenza locale, firmato dalla FNSI con AER- ANTI-
CORALLO, un contratto strategicamente
e politicamente accettato ed introdotto anche perché scritto dai
giornalisti dell’emittenza locale, che su quelle pagine hanno versato
il loro sudore e la loro rabbia.
La seconda, ancora più intensa e recente: l’accordo per la
stabilizzazione dei precari RAI, raggiunto dopo 3 faticosi anni di
trattativa, vissuti fianco a fianco dall’USIGRAI e dai Coordinamenti
dei precari. Un accordo epocale – è stato definito dal Presidente
Salvati. Ed in effetti non è poco che un editore riconosca
l’esistenza dei suoi precari e sottoscriva garanzie e regole.
Regole è la parola magica per uscire dal precariato. Regole
è tutto ciò che chiedono i precari, il percorso per uscire dal tunnel,
la garanzia di avere un futuro senza doversi difendere ogni giorno dagli
attacchi del destino e delle ingerenze. Regole è quello che un
sindacato deve poter offrire ai lavoratori.
La morale è banale. Non c’è sindacato né tanto meno
forza sindacale senza il coinvolgimento attivo e affamato della base. E
la base – mi sembra abbastanza noto – è profondamente cambiata.
E noi, sindacato, quanto siamo cambiati? Quanto riusciamo a
coinvolgere la nostra base, a convincerla che ha senso sentirsi
categoria, uniti e compatti intorno a diritti e interessi comuni?
Ed ecco il mio maggior cruccio. I quadri dirigenti uscenti
avevano ricevuto mandato dal congresso di Leuca per riformare il nostro
Statuto, vecchio di 20 e più anni, per ridisegnare il sindacato ad
immagine e somiglianza di quelli che ne sono – o ne dovrebbero essere
– i veri destinatari.
Ma la Commissione Statuto non ha raggiunto l’unanimità e
– in nome degli equilibri interni – non si è voluto procedere a
maggioranza (per quanto più che assoluta). Niente unanimità, niente
decisioni. E’ inquietante che un Sindacato operi così.
Il Presidente Salvati ha detto che forse è stato un errore.
Io ne sono convinta e non ne posso non rendere conto al Congresso.
Abbiamo perso una preziosa occasione per creare i presupposti
di un sindacato più attento alle specificità professionali e ai
problemi, meno legato a logiche di campanile o peggio ancora spartitorie.
Un sindaco più agile e attivo nelle sue strutture operative, più di
servizio meno pletorico.
Oggi l’Associazione della Stampa di Puglia conta ben 51
cariche dirigenti, più del 10% dei suoi iscritti. Non ci sono molti
paragoni nelle altre regioni italiane. La stessa Federazione Nazionale
della Stampa – ribadisco Nazionale – ha appena 104 dirigenti.
Vi devo dire quanti sono i colleghi realmente presenti nella
vita e nella fatica quotidiana dell’Assostampa di Puglia? Sono
convinta che lo sappiate già.
Ma toccare il numero delle poltrone, si sa, è
un’operazione politicamente pericolosa, sicuramente non gradita a chi
cerca di fare il sindacalista a vita forse perché non vuole o non
riesce a fare il giornalista.
Una parte della Commissione Statuto (la minoranza) voleva
addirittura moltiplicare le cariche, un esercito di sergenti e caporali,
fini a se stessi perché senza più truppe.
Noi abbiamo bisogno di un sindacato fatto da gente che abbia
la voglia e la possibilità di dire e dare, che rappresenti qualcosa o
qualcuno, che sia riconosciuta da una base che in questa gente si
riconosce. Gente con obiettivi, magari con la voglia di costruire il
futuro invece di subirlo. Parlo di nuove tecnologie e nuovi giornalisti
che molti editori, anche non lontani da qui, stanno già scrivendo ed
applicando mentre noi siamo chiusi in queste stanze a spartire cariche e
medaglie.
E allora ben venga la proposta di molti colleghi che hanno
parlato prima di me.
Personalmente avevo seri dubbi sull’opportunità di
ricandidarmi delegata a questo Congresso ( so che i più attenti hanno
notato la mia strana assenza nel seggio elettorale).
Adesso non ho più dubbi. Che Salvati garantisca pure la
continuità ma è tempo che tutti gli altri a cominciare dai
Vicepresidenti come me, facciano un passo indietro.
Dimostriamo con i fatti che non siamo nel Sindacato per la
medaglietta. Si può fare Sindacato anche senza ed è quello che io
continuerò a fare, non riesco a farne a meno.
Non basta dare solidarietà ai colleghi più deboli,
cominciamo a dare anche qualche buon esempio.
Grazie a tutti.